Oltre il velo del tempo, un abbraccio di anime

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245436Mi appare con la sfumatura di un sorriso antico… il ricordo di un volto amico che inaspettatamente s’è involato oltre la cortina che avvolge il confine delle nostre vite terrene… il timbro d’una voce calda ch’era un tempo compagna ed ora lentamente s’è avviata per quel sentiero che risale la collina… Non posso dimenticare quel lungo tratto percorso insieme… la complicità dei pensieri e la bellezza degli istanti… il calore del fuoco nel camino e l’interminabile discorrere delle vite… il sapore di un’amicizia antica che mai aveva pensato di smarrirsi, di non poter ritrovare la via soleggiata e ridente di un tempo… Non sapeva allora che la burrasca giunge senza battere alla porta… E così la tempesta s’è abbattuta con fragore e le voci si sono taciute perché tanto era il frastuono…

Un tempo scrissi:  “Questa storia è una storia di non pochi anni fa – questa foto è una foto che una storia sarà – e io guardo e riscrivo vecchie fotografie e accarezzo con gli occhi quelle buone utopie – ma se il vento ci spinge lontano io so che ha radici profonde questa storia che ho – che ha le foglie più grandi che le foglie più verdi questa foto che ho. / Sui tappeti orientali ci disegno canzoni – nella grappa ci bevo vecchie e nuove emozioni – ma se il tempo ci tocca alle spalle io so che ha radici profonde questa storia che ho – che ha le foglie più grandi che le foglie più verdi questa foto che ho. / Sono angeli neri, sono angeli bianchi – dalle piccole ali, angioletti cantanti – ma se il vento ci spinge lontano io so che ha radici profonde questa storia che ho che ha le foglie più grandi che le foglie più verdi questa foto che ho.”

Forse che le anime hanno conosciuto il rancore, il risentimento, la paura? Forse che le anime hanno smesso di guardarsi, di cercarsi, poiché il buio era fitto? No, esse erano compagne… Esse sapevano gli ostacoli ancor prima d’incontrarsi. Eppure esse hanno voluto affrontare l’oscurità poiché sapevano d’essere unite… Esse sapevano che nel buio più profondo v’era una luce, pur flebile, che non le avrebbe disperse… Ma quali occhi sanno scrutare nell’oscurità senza timore? Quale orecchio conosce il silenzio che assopisce il cuore senza tremare al cospetto del dolore? Molti passi restano da compiere sul sentiero intricato della Vita… e risalgo la collina con il cuore aperto alla brezza mattutina, anima verso l’anima per un abbraccio che supera il confine, per un ricordo ed un sorriso che sa d’aver passato la soglia, d’essersi lasciato alle spalle l’oscurità della tempesta… per un respiro d’infinito che si smarrisce nelle pianure del Sole…

In ricordo d’un caro amico.

Un abbraccio di anima e di cuore. Diventiamo pensieri

Gabriele Frigerio

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